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Undici anni fa…

Lunedì mi arriva un’email del mio amico Fabio… inizialmente la confondo con la solita catena di Sant’Antonio, poi – in un momento di pausa – ci ritorno su: è il racconto della sua sessione di laurea. A me è piaciuto: è una storia minima familiare ai più 🙂

Undici anni fa, più o meno a quest’ora, faceva caldo proprio come oggi… era lunedì proprio come oggi. L’aula era gremita, tra l’altro non era un aula da grande occasione, l’aula magna o qualcosa di simile, era una normalissima aula da lezione, con ancora gli appunti di gesso disegnati, i cartoccetti in terra, qualche zaino nelle ultime file… insomma, una normalissima aula 8 come in tutte le altre università italiane (almeno credo).
In prima fila si alternavano i genitori, le fidanzate, gli amici più stretti, i curiosi dell’ultima domanda, i colleghi di sudore, chi in giacca e cravatta, chi già con la polo e i bermuda. L’aula aveva una temperatura fisica e psichica altissima, la fronte dei candidati imperlata di sudore, lo sguardo dei commissari a mezz’asta, quasi già a immaginarsi l’ennesima sfornata di dottori ingegneri a caccia di gloria, i tavoli pieni di slide rilegate a colori e tesi di laurea rilegate la mattina senza indice (a volte anche senza capitoli…), la risma di carta distribuita tra i candidati impegnatissimi a dimostrare l’ultimo integrale della storia, quello che ovviamente è irrisolvibile ma che non te l’avevano detto così che avevi potuto passare l’ultimo mese della tua brillante carriera universitaria a bestemmiare anche di notte di fronte a quella trasformazione polare senza senso…
Era in effetti l’ultimo capitolo di una bella avventura, durata per la verità un po’ troppo e, come per tutte le avventure che si rispettino, bisognava trattenere il fiato fino all’ultimo sperando nel lieto fine ma con la sfiga sempre dietro l’angolo, pronta ad entrare in gioco!
Come tutti gli ultimi capitoli, doveva un po’ rappresentare la summa di quanto avvenuto in tutto il romanzo e quindi gli ingredienti c’erano tutti, dal groppo in gola pre-esame (per non definirlo panico), alla voglia di lanciare (o buttare direttamente al secchio) libri e appunti, dalla faccia enigmatica del professore, allo sguardo “pencio” (mi scuso per chi non sa il significato, ma non è traducibile in italiano… è quasi una categoria filosofica…) del prof. Picardi, dalla cravatta disneyana dell mitico Tullio, alla faccia sudata e persa del buon assistente.
Vabbe’, per farla breve, undici anni fa mi stavo per laureare e stavo soffrendo come un cane… forse già sapevo che era la fine di una lunga guerra e l’inizio di una nuova battaglia 🙂
Voi adesso mi direte: e a noi? Avete ragione, avete perso cinque minuti di questo pomeriggio soffocante e quindi avete tutto il diritto di mandarmi a quel paese… ma oggi mi andava di scrivere queste memorie perché con questo caldo non mi va di fare altro!