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I pericoli delle web application: il caso di Jotspot e Google

Il destino (e la speranza) di tante aziende finanziate dai fondi di venture capital è di essere acquisiti da uno dei grandi del settore: è accaduto a Flickr e Del.icio.us comprati da Yahoo! oppure a Writely inglobata in Google e così di seguito. In termini generali il funzionamento è:

  1. un aspirante imprenditore fa un investimento e sviluppa una tecnologia (i costi di start up di un’impresa web 2.0 sono piuttosto modesti, soprattutto se si è disposti a investire il proprio tempo);
  2. l’imprenditore testa pubblicamente la tecnologia e ottiene qualche buon risultato con un numero limitato di clienti e partner;
  3. galvanizzato, l’imprenditore convince un venture capital che conviene mettere dei soldi nel cosiddetto round A per “scalare” e verificare se la tecnologia ha presa su un numero di utenti molto più ampio;
  4. il venture capital comincia a pensare subito a come rientrare del proprio investimento e si guarda attorno per trovare un acquirente (sempre che la società in cui ha investito non abbia le potenzialità per la quotazione, ma sono molto poche quelle che ci riescono).

Lungo tutto il processo, l’imprenditore si affanna per acquisire alla causa partner (oggi quasi tutti mettono a disposizione delle Api per far diventare il servizio anche una piattaforma) e utenti (non necessariamente paganti, l’importante è che ci siano). Arriva il fatidico giorno e la grande azienda decide che è più conveniente acquisire una start up invece di rifare tutto ad zero: l’imprenditore è felice, il venture capital è felice, il cliente o il partner potrebbero non esserlo affatto.

Flicrk e Writely hanno gestito piuttosto bene il passaggio: il primo è rimasto tale e quale, salvo la login che è stata integrata con Yahoo!; il secondo è stato inglobato ma ha preservato i dati degli utenti per mesi (e probabilmente lo sta facendo ancora). A quanto pare, invece, i ragazzi di Jotspot sono stati meno accorti e si sono fatti prendere dall’euforia, dedicando le loro attenzione unicamente a Google e trascurando partner e clienti. Il questi giorni c’è un po’ di discussione attorno al post di un certo Kevin (ne parla Techcrunch Anti-Jotspot/Google Post Deleted Under Pressure) che, oltre a dichiarare il suo malcontento, trae un’interessante lezione da quanto è accaduto alla sua azienda (non viene detto espressamente, ma verosimilmente si tratta di Knowesys, gold partner di Jotspot e early adopter della piattaforma). Ecco il tetralogo:

  1. se sottoscrivete un accordo di partnership, assicuratevi che qualsiasi evento della controparte vi possa coinvolgere vi sia notificato con un congruo preavviso;
  2. fate attenzione ai segnali che arrivano dal vostro partner e che potrebbero annunciare dei problemi;
  3. selezionate il vostro provider di servizi hosted con cautela e scegliete di preferenza chi mette a disposizione anche il codice;
  4. assicuratevi che nel vostro accordo sia esplicitamente previsto il caso dell’acquisizione e stabilite una roadmap per la transizione.

In un periodo in cui tutti parlano di piattaforme web e di servizi hosted, un po’ di cautela è d’obbligo.

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