Wiki Marketing con Maurizio Goetz

Venerdì scorso, ho partecipato a un seminario organizzato da Business International a Milano sul marketing collaborativo. Come conduttore della giornata, ho aperto le danze introducendo i media sociali per poi passare il testimone a Maurizio Goetz che ha illustrato ai partecipanti come funziona il marketing collaborativo. Se fossi costretto a sintetizzare in due frasi l’intervento di Maurizio, direi:

  • nel momento in cui posso, anzi devo, coinvolgere il cliente in tutte le fasi che riguardano la vita di un prodotto, il problema non è più solo conquistare la sua attenzione, ma guadagnare il suo rispetto spendendo la mia reputazione;
  • nel momento in cui il mio cliente impara ad approvvigionarsi delle informazioni che gli servono per decidere cosa acquistare, il problema non è fargli promesse su cosa può fare un prodotto per lui, ma offrirgli contenuti che riguardano quello che vendo.

Sono solo due frasi, ma sono dirompenti soprattutto sulle attività che saranno chiamati a svolgere le donne e gli uomini di marketing nelle aziende. Purtroppo per loro, il marketing collaborativo, fa venir meno molto schemini semplici da mandare a memoria, come quello delle 4P (prodotto, prezzo, punto di vendita, promozione) o delle varianti che arrivano fino a 7P.
A pranzo quattro gradevoli chiacchiere con Isabella Triaca davanti a una cotoletta, ahimè non all’altezza della tradizione cittadina 🙂 E’ un peccato doversi sedere a un tavolo in queste occasioni perché di fatto è l’unico momento di socializzazione con i partecipanti e sarebbe quindi più interessante se si potesse stare in piedi: la conversazione diventa molto più fluida ed è più facile passare da un gruppo all’altro lanciando e cogliendo spunti di riflessione.
Il pomeriggio è stato il momento di tre casi di studio. Enrico Noseda, european market development manager di Skype, ha mostrato come la sua azienda dialoghi con clienti e sviluppatori usando un ampio spettro di strumenti, che vanno dal blog di Mr. Pin ai forum, senza dimenticare – ovviamente – lo stesso Skype. Certo non sono tutte rose e fiori e ogni tanto alcuni utenti vanno un po’ sopra le righe: tuttavia, se si adotta la filosofia della collaborazione con consapevolezza, i vantaggi che se ne ottengono sopravanzano di gran lunga gli svantaggi. Spero che Enrico abbia tranquillizzato i partecipanti sulla questione delle critiche che un’azienda potrebbe ricevere dai propri clienti: la maggior parte di loro sono brave persone e spesso quando si lamentano hanno ragione da vendere. Le aziende, invece, per qualche bizzarro motivo, pensano che i propri interlocutori debbano essere sempre ossequiosi. Io preferirei avere clienti esigenti, ma sinceramente entusiasti, piuttosto che accomodanti e maldicenti.
Dopo Enrico, ̬ stata la volta di Fulvio Zendrini, senior vice president advertisign and image di Piaggio, che ha fatto un intervento piuttosto istrionico, ma che Рpurtroppo Рha toccato solo marginalmente il marketing collaborativo.
La discussione è tornata a farsi interessante con Mafe De Baggis e Silvia Cavalli che hanno parlato del blog di Grazia. Si tratta di un’esperienza che offre alcuni spunti di riflessione sul ruolo degli editori. Il blog realizzato dalle due fanciulle è alimentato dai lettori e (almeno finora) questo ha creato delle difficoltà nella vendita di pubblicità: non si può infatti garantire che i lettori parlino bene dei prodotti reclamizzati. Le aziende dovrebbe imparare a partecipare alla conversazione, ma se così fosse non ci sarebbe più bisogno di acquistare delle pubblicità per essere presenti nel blog. Allora che vende l’editore? La risposta potrebbe essere: il know how sulla comunità che ha costruito, su come funziona, su come vi si partecipa. Non è un cambio banale: si passa dall’advertising un tanto al chilo alla consulenza di comunicazione, anzi di conversazione.

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One Response

  1. Al Miptv di Cannes parlando di user generated contents è stato detto: i brands devono imparare a lasciarsi andare e a cedere un po’ di controllo, perchè quello non lo hanno più.
    Gestire i feedback negativi e smettere di controllare la comunicazione, sono forse i due ostacoli più grossi.