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Tre: un esempio di cretinismo

Sono cliente di Tre semplicemente perché è l’operatore mobile che costa in assoluto di meno, almeno è stato sicuramente così fino a settembre perché adesso hanno modificato il piano tariffario riducendo in modo sostanziale l’autoricarica.
Nonostante io non abbia particolare considerazione dei servizi di Tre e detesti il loro servizio di “assistenza” ai clienti a pagamento, se io e Gianluca Magalotti non abbiamo fatto male i conti, questo operatore rimane quello più economico sul mercato sia per le offerte voce che per quelle dati.
Stamattina, armato di visura camerale e carta di credito aziendale, vado al negozio Tre di viale dei Colli Portuensi a Roma per sottoscrivere un abbonamento dati. Iniziamo la procedura, ma a un certo punto la signorina (che mi ha accolto dall’inizio con una faccia piuttosto scocciata e annoiata) mi dice che ha bisogno anche dei dati bancari. Io rispondo che ho con me la carta di credito, ma lei ribadisce che non basta e che anche se decido di pagare con la carta c’è bisogno di avere i dati del conto corrente su cui è appoggiata la carta. Comincio a sospettare che per fare questo contrattino da 19 euro al mese, prima o poi mi chiederanno una fideiussione. Vabbe’: il solito cretinismo del marketing, ritorneremo nel pomeriggio.
Prima di uscire, chiedo un’informazione. Di cosa c’è bisogno per passare dalla mia ricaricabile a un abbonamento aziendale? La signorina mi risonde che non si può fare direttamente e mi fornisce una procedura a dir poco sorprendente. Devo fare la number portability verso un altro operatore, quindi rifare la number portability verso Tre. E qui raggiungiamo una vetta di cretinismo veramente ineguagliabile: per passare da una ricaricabile a un abbonamento (che, per quanto ne so io, è un contratto più pregiato per un operatore) devo prima andare da un concorrente e poi tornare indietro. Complimenti per la pensata 🙂

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