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Contro le leggi ad personam

Cento professori ordinari di diritto costituzionale e discipline equivalenti hanno sottoscritto un appello contro le leggi ad personam, ossia il decreto blocca processi e il lodo Alfani. In merito al primo, con il quale si intende sospendere per un anno i processi per reati con pene inferiori a dieci anni commessi prima del 30 giugno 2002, i professori fanno notare che:
a) non ci sono i requisiti di straordinaria necessità ed urgenza richiesti dall’art. 77 della Costituzione;
b) violano il principio della ragionevole durata dei processi (art. 111 della Costituzione);
c) pregiudicano l’obbligatorietà dell’azione penale (art. 112 della Costituzione), in conseguenza della quale il legislatore non ha il potere di sospendere il corso dei processi, ma solo, e tutt’al più, di prevedere criteri – flessibili – cui gli uffici giudiziari debbano ispirarsi nella formazione dei ruoli d’udienza;
d) la data del 30 giugno 2002 non presenta alcuna giustificazione obiettiva e razionale;
e) non sussiste alcuna ragionevole giustificazione per una così generalizzata sospensione che, alla sua scadenza, produrrebbe ulteriori devastanti effetti di disfunzione della giustizia venendosi a sommare il carico dei processi sospesi a quello dei processi nel frattempo sopravvenuti.
In merito al lodo Alfani, invece, gli stessi professori notano che:
a) le deroghe al principio di eguaglianza davanti alla legge in favore di titolari di cariche istituzionali, tutte previste da norme di rango costituzionale o fondate su precisi obblighi costituzionali, riguardano sempre ed esclusivamente atti o fatti compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni. E quindi, non si applicano ai reati comuni.
b) l’immunità temporanea per reati comuni è prevista solo nelle Costituzioni greca, portoghese, israeliana e francese con riferimento però al solo Presidente della Repubblica, mentre analoga immunità non è prevista per il Presidente del Consiglio e per i Ministri in alcun ordinamento di democrazia parlamentare analogo al nostro, tanto meno nell’ordinamento spagnolo più volte evocato, ma sempre inesattamente.

Via: Uguale per tutti

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