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Pliz, visit the uebsite

Oggi Nova24 pubblica un mio editoriale sulla vicenda di italia.it. Lo trovate di seguito arricchito di qualche link:

A quanto pare, Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario della Presidenza del Consiglio con delega al turismo, ha preso in mano il destino del portale Italia.it. Per chi non avesse seguito la vicenda, il progetto nasce nel 2004 con l’obiettivo di rilanciare il turismo italiano. L’impegnativa sfida viene affidata, con un bando di gara di Sviluppo Italia, a Ibm per circa 8 milioni di euro e, nonostante l’urgenza, il sito vede la luce solo nel 2007.
Alla presentazione, le critiche sono pressoché unanimi: il sito è obsoleto, non rispetta la normativa sull’accessibilità, i testi sono farciti di errori. In molti si chiedono come abbia fatto Ibm a riuscire nell’impresa di produrre un progetto così mediocre con un budget così ricco. Alcuni cittadini indagano, individuano molti passi oscuri e pubblicano i loro resoconti online: purtroppo le inchieste, per quanto accurate, rimangono monche perché le richieste di accedere alla documentazione della gara e ai documenti di progetto vengono rigettate facendosi scudo della legge sulla cosiddetta trasparenza amministrativa.
La situazione del sito è irrimediabile, tanto che Rutelli decide di chiudere il sito e di passare la patata bollente all’Enit. Nelle ultime due settimane, Italia.it è tornato a essere argomento di discussione, grazie all’annuncio del sottosegretario Brambilla, che ha dichiarato di voler rilanciare il progetto, che dovrebbe avere ancora una dotazione economica di tutto rispetto, dal momento che inizialmente sono stati stanziati 45 milioni di euro.
Al sottosegretario e al neo presidente dell’Enit Matteo Marzotto diamo tre suggerimenti:
1. Essere completamente trasparenti. Purtroppo la legge sulla trasparenza amministrativa è fatta per inibire l’accesso agli atti della pubblica amministrazione e italia.it è un caso di studio da questo punto di vista. Per una volta si potrebbe invertire la tendenza e fare del portale turistico un caso di come si può rendere evidente cosa viene fatto e come vengono spesi i soldi pubblici centesimo per centesimo.
2. Usare la ricchezza dei social network. La Brambilla ha dichiarato di aver istituito un comitato di esperti. Sarebbe bello se questo comitato non fosse autarchico e fungesse invece da centro di attrazione e coordinamento di una rete spontanea in grado di raccogliere competenze multidisciplinari: un network a cui prendano parte esperti di comunicazione online, di media sociali, di tecnologie web, ma anche semplici cittadini appassionati.
3. Usare intelligenza collettiva e creative commons. Italia.it era costruito usando esclusivamente contenuti acquistati da editori specializzati o prodotti da una redazione. Perché, invece, non attingere al patrimonio di informazioni prodotto dagli utenti della Rete? Basta guardare su Flickr per scoprire un mondo di foto bellissime che ritraggono le grandi destinazioni turistiche e i tantissimi piccoli tesori di cui è piena la nostra penisola. Adottiamo il crowdsourcing, facciamo in modo che siano le persone a parlare dell’Italia ai turisti. Invece di comprare contenuti, adottiamo quelli già disponibili con licenza creative commons. E in più, rilasciamo tutti i materiali pubblicati sul sito con le stesse licenze in modo che chiunque li possa distribuire e riutilizzare per promuovere l’Italia.
Non sono certo novità assolute per la pubblica amministrazione, anche se si tratta spesso di casi isolati frutto della lungimiranza dei singoli. Basti pensare, per esempio, che sono più di due anni che il sito della Polizia di Stato ha adottato una licenza creative commons per permettere ai cittadini di riutilizzare le tantissime informazioni prodotte dalla redazione con soldi pubblici.

Aggiungo due siti per approfondire la vicenda di italia.it:
Scandalo Italiano
Million Portal Bay

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