RomeCamp 2009: famolo internascional ;-)

Negli ultimi due giorni sono stato a Monaco per partecipare alla conferenza DLD (Digital Life Design). Ne parla Luca De Biase (Incontri straordinari: Kahneman e Taleb) e Luca Conti (L’esperienza DLD). Concordo con entrambi: questa è stata uno degli incontri più interessanti a cui ho partecipato negli ultimi tempi. Eppure anche in questo caso ci sono stati talk noiosi, inconcludenti, banali e ripetitivi: direi che è nella natura della cose.
Tuttavia, alle conferenze non si va solo per ascoltare i relatori: sono un’occasione di networking e proprio l’opportunità di incontrare persone con si può fare affari è quello che giustifica il prezzo per accedere a LeWeb, al Fowa o addirittura al Ted.
Una conferenza quindi è fatta di due aspetti: i contenuti e il networking. Il DLD è venuto particolarmente bene, le edizioni del Fowa cui ho partecipato io erano piuttosto banali, mi dicono che LeWeb del 2008 sia stato tutto sommato poco interessante e che il Web2Expo poteva essere tranquillamente dimenticato.
Bene: shakeriamo tutte queste cose insieme e scusatemi se non seguo un ragionamento strutturato, ma ho bisogno del vostro aiuto per mettere a fuoco la questione.
Non mi sembra che in Italia ci siano incontri sui media sociali con una vocazione internazionale, né per parlare di business né per far incontrare potenziali imprenditori con investitori. Tutti i convegni italiani a cui ho partecipato o a cui sono stato invitato erano rigorosamente in italiano.
Allora l’idea che mi sta frullando per la testa sarebbe la seguente:

  1. offerte contenutistiche ce ne sono tante e non ha molto senso metterne in piedi un’altra. Tutte fanno affidamento sulla presenza di grandi nomi e sulla partecipazione dei top manager delle aziende sponsor. E se, invece, adottassimo la formula del camp? In fin dei conti, se tutte queste persone interessanti si ritrovano insieme, qualcosa da ascoltare anche da loro ci sarà… che parlino invece di scambiarsi solo biglietti da visita come forsennati;
  2. tutte queste benedette conferenze si svolgono in paesi con un tempo infame in inverno. Il che da un lato è positivo, così non si hanno distrazioni. Ma vuoi mettere, il clima a maggio o giugno a Roma? Volete dirmi che agli inglesi non piacerebbe farsi una passeggiata dalle nostre parti per una conferenza d’affari?
  3. allora, la questione diventa semplice: a me sta venendo voglia di organizzare il prossimo RomeCamp in versione internazionale, offrendo un posto per fare business networking e per dare l’opportunità a tutte queste persone che hanno idee e visioni interessanti di dire la propria. Ovviamente sono invitati anche quelli che normalmente vengono pagati per condividere la propria conoscenza, ma stavolta niente fee, niente biglietto di prima classe e niente albergo a diciotto stelle.
  4. E’ un’idea tanto campata per aria? Voi che ne pensate?

14 Responses

  1. Personalmente parlando, pare una bella scusa per scappare per qualche giorno dall’Irlanda! 😉

    Poi per rendere la cosa internazionale e di successo penso siano importanti sopratutto due cose:

    – creare una massa critica di persone che parlano attivamente inglese. Altrimenti sarà un evento italiano con un tavolo di 5 stranieri marginalizzati che parlano inglese fra di loro
    – evitare che poi si parla comunque prevalmente dell’internet italiano, che fuori dell’Italia non è né molto conosciuto né – dal punto di vista commerciale – molto interessante.

    La iniziativa è molto bella, e se si farà spero assolutemente di aver tempo per partecipare! 🙂

  2. non solo mi sembra un’ottima idea in sè, per i motivi che hai citato, ma potrebbe anche essere finalmente l’opportunità per “sprovincializzare” (lo so, la parola non esiste, ma ci siamo capiti) i nostri di incontri.

    inoltre l’inglese, ci piaccia o no, è la lingua franca del mondo dei nuovi media, e quindi non sarebbe affatto male se anche i nostri, di talk, fossero nella lingua della perfida albione. E a quel punto, sono sicuro (Biccio magari ci porter le statistiche, dopo) che le registrazioni dei vari interventi avranno molti più accessi online rispetto ai non lusinghieri numeri dell’edizione dello scorso dicembre.

    a

  3. Assolutamente a favore 🙂 Disponibile a mettere a disposizione la mia rete di contatti, se utile.

  4. A me le vie di mezzo non sono mai piaciute ma è interessante la tua idea Nicola. Temo un po’ che alla parola “camp” alcuni fuggano via storcendo il naso.
    Non ho una grossa esperienza di conf internazionale ma alcune sono davvero troppo gessate! Ed alla fine, per molti, risulta più importante il SN che lo speech: dunque tanto vale fare un camp organizzato a dovere.
    Solo una cosa mi preme: non ha senso un evento sul Web (o che ha Internet come sfondo) che non mette il Web a disposizione di tutti. Dunque ci vuole un grosso sforzo organizzativo (=soldi,banda).

  5. A me non sembra una cattiva idea. Però credo che gli sponsor debbano necessariamente tirare fuori unbel po’ di soldi per mettere a disposizione dell’uditorio traduttori simultanei e tecnologia adeguata a sfruttare tale risorsa.

  6. Nicola,
    l’idea è ottima, altrochè, vorrei però fare quasi il bastian contrario e rimanere coi piedi per terra. Ecco le mie considerazioni:
    – Nicola Mattina è forse uno dei pochi che può “provare” ad organizzare una cosa del genere (e fin qui, tutto ok);
    Рil principale problemi a cui vai incontro ̬, ovviamente, i fondi. Tali fondi sono spesso disponibili a livello internazionale perch̬ il business ha altre cifre e altri ritmi; non sognarti che in Italia le cose possano essere altrettanto buone.
    – La formula del Barcamp, secondo me, svilisce l’iniziativa, più che premiarla; e non perchè il BarCamp sia sbagliato, anzi (te lo dice uno che ha fatto il NanoSocial, quindi…), ma perchè una cosa internazionale deve “avere le palle”.
    – Le soluzioni sono poche e difficili: io punterei su questo:
    a) un piano marketing professionale, da presentare ai rami italiani delle aziende internazionali;
    b) una discussione attiva con i decision maker delle aziende di cui sopra; serve poter “garantire” la sponsorship di almeno 5-6 grandi aziende, e un gruppo editoriale. Non sarebbe sbagliato coinvolgere il Sole.
    c) la scelta OTTIMALE delle date;
    d) l’assunzione di 1-2 persone part-time per gestire la logistica dei viaggi (gli stranieri sono terrorizzati dai viaggi in Italia), e accordi con strutture ricettive, compagnie aeree, ecc.
    e) preiscrizione;
    f) comunità dell’evento, da creare ben prima dell’evento stesso.

    Secondo me per maggio non ce la farai mai. Meglio settembre, allora.

    Poi, nella mia piccola esperienza (e senza nulla togliere ai commentatori precedenti), in queste cose tutti si buttano entusiasti, ma poi pochi hanno davvero voglia di lavorare.

    Per quanto mi riguarda, io sarei disposto a darti una mano volentieri… davvero, dico. Però, a condizione che il livello sia DLD-like 🙂

    Ciao 🙂

  7. Innanzitutto grazie per i feedback. Rispondo così:
    a) in merito alla lingua, nessun traduttore: si parla solo inglese.
    b) in merito alle nazionalità: un evento del genere ha senso solo se vi è una forte partecipazione internazionale, quindi si parte (per esempio) con l’obiettivo di portare 10 partecipanti da ogni paese europeo.
    c) in merito alla formula organizzativa: non pensavo a un barcamp in senso stretto. In un contesto del genere avrebbe più senso far prenotare gli speech e farli votare come fanno al Lift o alle open conference. A questo punto ci saranno 30 o 40 interventi fortemente selezionati: i migliori selezionati dai migliori… dovrebbe funzionare.
    d) in merito alle date: ovviamente la questione non è banale. Per esempio, il DLD è organizzato a ridosso di Davos in modo da rendere più facile la partecipazione di moderatori che poi andranno in Svizzera. Quali potrebbero essere le date per un evento a Roma?
    c) in merito al periodo dell’anno: è probabile che partendo adesso, avrebbe senso organizzare l’evento a maggio del 2010. Con un anno davanti si possono fare un mucchio di belle cose.
    d) in merito all’organizzazione: per una cosa del genere ci vogliono ben più di 1 o 2 persone part-time. Sarebbero necessario uno staff di 5 o 6 persone full time e di non meno di 10/15 persone nei giorni di svolgimento della manifestazione.
    Si si, questa roba mi inizia a piacere assai 🙂

  8. No, non è affatto campata in aria. Anzi…

    Non penso che la formula del barcamp sia morta: penso piuttosto che molti barcamp fatti in passato in locations inadeguate e con pessime infrastrutture abbiano fatto scappare parecchie persone (vedi DemCamp2008), ma se si organizza in un luogo degno e con infrastrutture all’altezza è un’altra storia. E infatti vedi com’è andato RomeCamp2008.

    Poi, ragazzi, diciamoci la verità, molti vanno nei barcamp per cazzeggiare (lecito) e criticare (meno lecito).

    L’idea mi entusiasma, anche perchè voglio vedere che faccia fanno i guru internazionali di fronte a un piatto de pajiata quanto gli spieghi cos’è!

    Mi metto a disposizione qualora tu mi voglia coinvolgere nell’iniziativa (magari non solo come -spacciatore di password wifi- (cfr. Luca Conti) 😀

    Ciao!

    Daniele

  9. credo che sia una bellissima idea. Io ad esempio ho trovato le presentazione e il “networking” dell’ultimo barcamp di Roma ben piu’ interessanti di molte conferenze a cui sono stato e non mi perdero’ sicuramente questo.

    Son contento che ti stia orientando sul fare una conferenza solo in inglese (che funziona bene come lingua franca), questo dovrebbe anche fare un minimo di selezione (e ben disporre i partecipanti stranieri).

    In merito alla formula… eviterei anche io il termine camp (o barcamp), non fosse altro che per evitare polemiche pretestuose, ma credo che la formula delle conferenze aperte sia quella preferibile, anche per cercare di attirare idee interessanti (un altro bel modello oltre a Lift e’ reboot).

    Ovviamente per avere la qualita’ che tutti speriamo occorre partire con largo anticipo e fare in modo che i partecipanti possano fare networking gia prima dell’evento (ad esempio per votare gli interventi che comporranno il programma).

  10. Suggerisco di cercare un coinvolgimento della rete delle organizzazioni delle Nazioni Unite con sede a Roma. Recentemente si stanno mobilitando seriamente su tematiche che potrebbero convergere con quelle proposte. La FAO ha spazi e capacità logistiche eccellenti per questo genere di eventi, pochi giorni fa si è svolta una conferenza sull’uso delle tecnologie per la condivisione della conoscenza e la collaborazione: http://www.sharefair.net/

    Se può essere utile posso fornire contatti con gli organizzatori.

    è bello vedere come nascono e prendono forma le grandi idee… Foss’anche solo per sprovincializzare l’Italia questa conferenza s’ha da fa’ 🙂

  11. Bru: mi sembrava di averla già sentità …. del tipo, che ne parlavi durante il primo barcamp italiano che avevi organizzato a milano? 😀

  12. Ci ho messo molto a pensarci, benché avessi le idee piuttosto chiare. Ovvietà: il problema è il budget. Meno ovvio: non bisogna aver fretta: anche settembre è presto per un evento “completamente” in questa ottica. Corollario: settembre potrebbe essere buono per un primo passo, tipo 3 ore internescional e 3 ore nescional. Secondo me RomaTre andrebbe bene.