Danone: perché così non funziona

Mi era sfuggita l’escursione 2.0 di Danone assistita da Promodigital. Ne ho letto da Gianluca e da Supercazzola e la trovo molto divertente: adesso sto guardano i video di Delymith.
Devo dire che i video mi sembrano quasi grotteschi: sembra una presentazione alla forza vendita. Appare anche evidente che quello che può funzionare con uno spot televisivo in cui in trenta secondi o meno si associa un brand a un’idea, non funziona quando questa idea la vai ad argomentare.
Inoltre ha ragione Gianluca quando dice che uno conversa dei fatti suoi, delle cose che sono importanti per la sua vita, ma uno yogurt difficilmente diventa un oggetto di conversazione. In questo contesto entrare in un forum e dichiarare di essere disponibile a rispondere su un prodotto lascia il tempo che trova: fin troppo facile diventare vittime di prese in giro. E difficilmente le faq messe a punto dalle relazioni esterne possono essere utili: il rischio ̬ quello di fare la figura del testimone di geova o Рvolendo attualizzare Рdel bot.
Se veramente la marca fosse interessata alla salute dei suoi consumatori, se ne dovrebbe occupare andando a presidiare con esperti (e non con persone prese dalle agenzie di comunicazione) luoghi diversi da un forum che si chiama Bertucce. Dovrebbe parlare di stili di vita salutari e mostrare competenza in quest’area e non inserirsi in una conversazione per parlare di se stessa e basta.
Ciò detto, vorrei comunicare alla Danone che qualsiasi yogurt io mangi (generalmente scelgo Vipiteno o Mila, a volte Muller, solo ed esclusivamente sulla base del gusto) vado di corpo che è una bellezza a prescindere da qualche magico principio attivo. Mi dicono che è proprio lo yogurt che fa questo effetto, a prescindere!
Tuttavia, credo che lo yogurt della Danone abbia qualche altra qualità magica, ma a dire il vero non è che uno si può ricordare tutte le puttanate che si inventano quelli del marketing per vendere un semplice, banale, yogurt.

6 Responses

  1. Andrea, non metto in dubbio la correttezza formale del piano di comunicazione e l’adesione agli standard degli Womma. Sto mettendo in dubbio il merito: a) da un lato non mi piace questa nuova moda del marketing di farmacologizzare gli alimenti – non sarà certo uno yogurt che mi abbassa il colesterolo e non c’è bisogno del bifidus-non-so-che-cosa che mi fa andare meglio di corpo; b) dall’altro non mi piace il modo in cui è stato organizzato l’evento, sembra una conferenza organizzata in un posto anche piuttosto tristi a giudicare dalle immagini… una roba low profile a basso costo.
    Il tutto mi da l’idea del brief alla forza vendita e non vedo perché uno dovrebbe essere interessato a discettare dei principi attivi di uno yogurt: in un incontro del genere non te lo dovresti neanche portare il prodotto appresso. Dovresti parlare delle persone, non del tuo prodotto.
    Hai presente quelli che entrano in una conversazione e cominciano a dire io io io io io io: sai che palle!

  2. capisco il tuo punto di vista, ti dico però che per il tuo riferimento al prodotto è ovvio che tutti sono liberi di esprimere opinioni personali sul gradimento o meno di un certo tipo di iniziativa, prodotto o brand che sia, ci mancherebbe altro. Il buzz etico è esattamente questo aprire delle discussioni. Per il discorso dell’evento la 1° location era il NHOW ed in effetti rende un pò “ingessati” 😉 ma ti assicuro che il secondo evento che si è svolto in un locale di musica dal vivo aka UBI MAIOR ha reso l’iniziativa + sciolta. In ogni caso questa è una prima apertura di Danone al Web 2.0 la strada da percorrere insieme è lunga, il nostro compito è cercare di raccogliere feedback per migliorarsi sempre. Dai magari alle prossime iniziative per questo ed altri clienti ti coinvolgiamo dal vivo e ci saprai dire tu stesso che ne pensi “face2face” per dirla all’americana 😉
    Buona serata!!

  3. Sono perfettamente d’accordo con il tuo pensiero. I Social Media non sono la soluzione di tutti i problemi e non tutto può essere argomento di discussione.

    Non ci sono solo i Social Media, si possono in questi casi anche usare mezzi più idonei o strutturare meglio la strategia di comunicazione .

  4. Quoto Maurizio. Proporre ad esempio uno shampoo ad un blogger che viaggia a grandi passi verso la calvizie (vedi avatar in home da me) come il sottoscritto non è poi una gran mossa.

    Tornando seri… Ok il WOM, ma IMVHO ci sono prodotti che si prestano a questo genere di iniziative e prodotti che non sono adatti (vuoi perché nessuno effettivamente ne parla, vuoi perché non puoi proporre il prodotto X ad un blogger che sta EVIDENTEMENTE nella nicchia Y)

    P.s.
    Complimenti a promodigital. Se sono riusciti a vendere questo genere di campagne a marchi di questo tipo devono essere davvero bravi 😉

  5. @ Maurizio stay tuned ci sono presto altre interessanti iniziative che proporremo e ci piacerebbe coinvolgerti per sapere il tuo punto di vista 😉
    @ Napolux grazie per i complimenti!!!! Ma ti dico che in tutta sincerità non è stato poi così diffile 😉 è importante spiegare ai clienti del FMCG cosa è possibile aspettarsi da questo tipo di iniziative soprattutto portanto esperienze di confronto per azioni sviluppate all’estero per prodotti/brand similari. Anche in questo caso è ovvio sottolineare che ogni country ha la sua cultura. Noi ad esempio ci confrontiamo costantemente con altre buzz agency internazionli per verificare nei rispetti paesi cosa ha funzionato e cosa no, scoprendo ad esempio che la Germania ha delle logiche molto diverse dalla Francia (dove per dirne una il “pay per post” è largamente accettato). Noi invece su quest’ultimo punto siamo assolutamente contrari ed è curioso considerare che i nostri cugini d’oltralpe così vicini a noi per altri aspetti, su questo tema siano davvero molto distanti dalle logiche italiane.