Riflessioni su metodi di ricerca collaborativa

Uno degli obiettivi del Club dei media sociali per il 2009 è elaborare una ricerca che approfondisca il tema dell’economia dei media sociali: l’idea è di costruire una mappa che aiuti a capire dove e come viene generato valore in questo nuovo sistema complesso e, eventualmente, come lo si possa monetizzare.
Poiché questa attività non mi sembrava abbastanza ambiziosa, ho pensato anche di lavorare sulla metodologia di ricerca con l’obiettivo di sperimentare delle tecniche di crowdsourcing e fare leva sull’intelligenza distribuita di molte persone competenti che si occupano di questi temi.

E’ un po’ che ne parlo con esperti del settore e abbiamo articolato ipotesi di lavoro anche molto complesse e suggestive. Tuttavia, ritengo che la semplicità sia la chiave di volta: il processo deve essere semplice e con poche regole per permettere a molte persone di partecipare, mettendo a sistema e sintetizzando le competenze dei singoli. Ma andiamo in ordine.

Innanzitutto il problema. Dobbiamo esplorare un argomento complesso (l’economia dei media sociali) che può essere affrontato da molti punti di vista differenti. Il nostro obiettivo è costruire una cartografia di riferimento. Uno dei metodi che viene usato in questi casi è il cosiddetto Delphi, che possiamo sintetizzare in questo modo (grazie a Toni per la definizione):

Delphi. Indica una metodologia di ricerca cui sovente ricorrono i relatori pubblici quando devono ascoltare le variabili prioritarie e prevedere le loro dinamiche. Tecnicamente il metodo Delphi implica un gruppo ristretto di partecipanti (massimo 20) a vario titolo esperti della materia, o comunque ritenuti dal conduttore utili a gettare luce sul futuro, che lavorano a distanza (uno sa chi sono gli altri solo alla fine) e, in tempi ravvicinati (massimo due mesi), interagiscono da due a tre volte commentando i commenti degli altri. Il conduttore scrive una pagina di descrizione del tema e la accompagna con quattro/sei domande chiave. I partecipanti rispondono alle domande. Il conduttore raccoglie il consenso e isola le questioni su cui vi sono dissensi. Ripropone ai partecipanti soltanto le versioni estreme dei dissensi emersi chiedendo un secondo intervento ai partecipanti. Raccoglie i consensi e ripropone una terza (e ultima) volta le questioni ove siano emersi ulteriori dissensi. I partecipanti rispondono e il conduttore tira le somme e scrive le conclusioni inviandole ai partecipanti i quali non hanno facoltà di ulteriori interventi correttivi.

Si veda anche la definizione di Wikipedia: in italiano e in inglese.

Recentemente, Sharon Colton del Monterey Peninsula College ha proposto una versione web-based del metodo. Usando un forum è possibile rendere il processo molto più fluido: ogni singola issue, infatti, può essere affrontata con un botta e risposta continuo tra i partecipanti. Alla fine del round di discussione, si sottopongono i risultati a votazione utilizzando una scala Likert, che è una tecnica per misurare l’atteggiamento: in questo modo si crea il consenso attorno ai temi discussi e si arriva a un momento di sintesi.

Nel suo esperimento (vedi Details of Constructing a Web-Based Delphi), la Colton mantiene un numero molto ristretto di esperti, selezionati dal mondo accademico in base a degli indici bibliografici. L’esperimento mostra che usare strumenti web-based agevola molto il processo ed elimina alcune frizioni. Mi chiedo, invece, cosa accadrebbe se si ampliasse la platea e si adottasse una diversa definizione del concetto di esperto.

Ampliare la platea
Normalmente con un Delphi si usano dei panel non molto numerosi. E’ un metodo qualitativo in cui viene prodotto molto testo scritto e c’è quindi un banale problema di gestione della complessità di ciò che viene prodotto. Se pensassi di coinvolgere cento persone invece di dieci o venti, dovrei gestire un gran numero di contributi di qualità molto variabile e probabilmente dovrei immaginare anche diverse modalità di partecipazione.

Chi è esperto di cosa
Se in ambito accademico ci sono dei criteri “oggettivi” per stabilire chi è esperto di cosa, se guardo a Internet trovo che sia molto più difficile adottare dei criteri rigidi. Per esempio, immaginiamo di voler indagare il micro-blogging: difficile trovare degli esperti dell’argomento andando a pescare nei tradizionali bacini di sapienti. Devo andare a cercare altrove, magari coinvolgendo il pubblico degli early adopter e degli heavy user. Sembra quindi necessario stabilire dei criteri per fare degli assessment, che – eventualmente – possano aiutare a pesare i contributi dei singoli.

Mi fermo, invocando il vostro aiuto 🙂

Nota. Questa attività di riflessione e ricerca è svolta nell’ambito del progetto del Club dei media sociali, finanziato da Windows Live.

3 Responses

  1. Grazie per aver specificato i principi della metodologia di indagine che intendi usare.

    Non sono ancora molto convinto che interrogare gli “esperti” possa fornire indicazioni utili per meglio capire i trend futuri, ma senz’altro può essere interessante filtrare le loro opinioni in maniera sistematica per vedere cosa esce – credo che più che il numero degli interrogati sia più significativa la loro eterogeneità di vedute.

  2. Se è vero che l’accademia ha dei criteri precisi per definire gli esperti è anche vero che ci sono alcune idee generali che sono riutilizzabili in altri settori (cosa per altro già fatta). L’idea di base è che la comunità scientifica stessa seleziona chi debba farne parte. In questo senso il problema si sposta da individuare gli esperti ad individuare i confini della comunità che si intende prendere in considerazione. Sarebbe come dire che il club dei media sociali, ad un certo punto, crea una procedura di accesso per la quale non tutti possono farne parte. Può essere anche qualcosa di semplice come essere raccomandati da uno dei membri attuali, ricevere l’ok di almeno altri n membri e nessuno che esprima parere negativo contrario.

  3. Non entro nel merito della metodologia e, quindi, alle problematiche del metodo Delphi.

    Sul lato del “definire” gli esperti un metodo classico di campionamento è quello “a palla di neve”. Se ne scelgono un certo numero di partenza (selezionati in base alla “notorietà” su diversi campi: in genere è sufficiente partire da criteri di legittimazione esterna, ad esempio: quelli trattati dai media come esperti) e si fa segnalare a ciascuno un certo numero di altri esperti (ad esempio 3).

    La complessità del trattamento qualitativo di una mole quantitativa, invece, penso possa essere superata, anche se la forma dell’incrocio di commenti “esponenziale” aiuta poco. In definitiva credo che comunque la natura di micro-panel sia utile – logica da riprodurre “in qualche modo””.