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Venice Sessions: diario breve

Come sempre io non sono molto bravo a trarre delle conclusioni a caldo: ho bisogno di ripensare un po’ alle cose e di avvicinarmi al succo per cerchi concentrici. Quindi, di questa Venice Session per il momento dirò tre cose.

1. Belle chiacchiere
La parte più divertente e interessante di tutte le conferenze sono i momenti conviviali e le chiacchiere, tanto che quasi rincresce di dover impiegare tanto tempo ad ascoltare passivamente degli interventi. Da questa sessione, mi porto a casa tante belle conversazioni. Ho avuto il piacere di conoscere Maria Grazia Mattei, con cui abbiamo discusso di guru e spero proprio che riuscirà a portare qualcuno dei suoi fantastici ospiti anche nella capitale. E’ stato veramente divertente passeggiare per piazza San Marco parlando di sistemi complessi adattativi con Massimo Marchiori. Oggi, tornando verso Roma, mi ha stupito la curiosità di Monique Veaute, che sembrava sinceramente interessata alle cose che potevo mostrarle sul mio computer.

2. Atmosfera rilassata
Ieri sera eravamo a cena tutti insieme e c’era anche Franco Bernabè, che però – verso le undici – è andato via. E’ stato impressionante vedere come l’atmosfera si sia immediatamente rilassata. Mi chiedo se effettivamente l’amministratore delegato di Telecom Italia sia una persona così formale e sussiegosa, oppure se si inneschi una sorta di riflesso condizionato e di timore reverenziale. Certo è che Bernabè è molto selettivo nel dedicare la propria attenzione alle persone e non si perde in chiacchiere con nessuno salvo che con le sue prime linee e con gli ospiti di riguardo. Per il resto è sempre cortese, ma questo è tutto.

3. Baricco, un intellettuale dell’ottocento
Ho già scritto che non amo particolarmente Baricco nel ruolo dell’intellettuale, lo preferisco in quello del romanziere. Però noto che molte persone che io stimo e considero lo apprezzano e lo stimano: quando questo accade è sempre opportuno nutrire dei dubbi sulle proprie posizioni. Ci ho pensato e ripensato, ma non sono riuscito a cambiare opinione per il seguente motivo: Baricco è il prototipo dell’intellettuale dell’ottocento, quello che intratteneva la borghesia nei salotti delle città dove si sviluppava la seconda rivoluzione industriale. Il suo problema è che è capitato nel secolo sbagliato. Quegli intellettuali non possono più esistere almeno per due motivi: a) la conoscenza ha cambiato natura ed è sempre di meno basata sulla contemplazione dei monumenti del passato; b) nel frattempo si sono sviluppate le scienze sociali, che nell’ottocento muovevano i primi passi.

4. Ma alla fine che cos’è arte?
Dice Luca De Biase: “oggi tecnologi (Mit) e organizzatori di iniziative artistiche (Biennale), tra gli altri, parlano di come vedono cose che non ci sono e le realizzano, pensando o non pensando alle conseguenze, materiali e culturali, delle loro opere.”
Non sono convintissimo che curatori, artisti e scienziati abbiamo dato molte risposte su questo tema: la discussione anzi si è un po’ avviluppata in discorsi autoreferenziali. Su questo tema tornerò quando saranno messi online i video. Nel frattempo, copio e incolla una bella discussione che è nata su Friendfeed:

#vs3 in questa discussione sulla capacità dell’arte di disegnare il futuro, manca totalmente un riferimento alle cosiddette arti minori: penso al cinema e ai fumetti… Si parla solo di musei di arte contemporanea…

Patrizia Polito. ti prego, altrimenti attiri le (giuste) rimostranze di qualcuno. Il cinema non è un’arte minore è la settima arte. Per i fumetti non saprei 🙂

Stefano Mizzella. cinema e fumetto sono allo stesso livello, e nessuna delle due è un’arte “minore”! 😉

Federico Fasce. poi magari si potrebbe anche iniziare a parlare del medium del ventunesimo secolo (i videogame) che spesso possono essere considerati forme d’arte (e che per inciso stanno ispirando non poco certa arte contemporanea). E la street art?
Tra l’altro la stessa locuzione “arte minore” va contro il mio personale concetto di arte. E credevo che il fumetto fosse stato sdoganato già ai tempi di Haring e Litchestein

Alberto D’Ottavi. calma, calma… 🙂 qui si dice “arte” per dire “arte contemporanea”, laddove questo è il dominio della riflessione artistica, prima che di ogni altra cosa. il tema è ovviamente la biennale, ambito nel quale credo abbiamo raccolto qualche segnale di novità interessante

Andrea Martines. @federico beh, che c’entra: dire che Lichtenstein ha sdoganato i fumetti è come dire che Duchamp ha sdoganato il ciclismo!

Stefano Mizzella. @Andrea con tutto il rispetto, ma il paragone non regge. Il ready made di Duchamp ha valenza in sé al di là di ogni linguaggio o forma espressiva, proprio perché è di per sé negazione di ogni linguaggio. Se la metti così Duchamp oltre alle biciclette ha sdoganato anche gli urinatoi! 😀

Maurizio Goetz. alla faccia delle arti minori. Oramai nessuno più considera il cimena un’ arte minore

Patrizia Polito. ancora una volta credo ci sia in giro ancora troppo stereotipo, comodo, invero, ma dal sapore vetusto. Non voglio arrivare a dire che tutto sia arte perchè anche questo non è corretto ma ogni concetto e forma espressiva evolve con il suo tempo.

Andrea Martines. @stefano anfatti! 🙂

el_sime. Litchestein ha sdoganato il fumetto quanto i camuni hanno sdoganato la street art

Stefano Mizzella. prendete Daniel Hirst o Banksy, due tra i più quotati artisti contemporanei, e ditemi a quali “arti” fanno riferimento…è scontato che l’arte contemporanea (proprio in quanto tale) non è legibbile con gli stessi strumenti interpretativi dell’arte tradizionale…
perdonate il refuso, naturalmente intendevo #Damien Hirst

Patrizia Polito. @federico. mi incuriosice molto il discorso del medium e del videogame

Maurizio Goetz. Il dibattito sull’arte è senza soluzione, ci sono da sempre più scuole di pensiero, accettiamo quindi che ci sono più modi di intenderla, siamo nell’era della complessità, non dobbiamo scegliere, dobbiamo accettare.

Nicola Mattina. concordo sul discorso delle arti minori… è che mi ero immedesimato nel mood della giornata, dove i curatori hanno fatto vedere come esempi di arte soprattutto cose concettuali complicatissime, dai vetri rotti ai porcili.

Federico Fasce. Beh, è opinione comune tra chi si occupa di game studies (e credo sia ormai una teoria dimostrata) che i videogame siano il mezzo espressivo che connota questo secolo. E molti di essi, che magari rimangono nella cerchia degli appassionati, possono essere considerati forme d’arte. Un libro molto interessante a proposito dell’espressività del mezzo è “Persuasive Games” di Ian Boghost, ma di letteratura se ne trova davvero parecchia ormai (anche se raramente in italiano)

Federico Fasce. Per esempio: guardate i giochi fatti da Molleindustria. Si comprende benissimo, da prodotti simili, il potere espressivo del medium.

fabrizio (biccio) ulisse. non vi posso lasciare un momento da soli…

Maurizio Goetz. l’arte è liquida

Mucio. si, ma è anche un medium che richiede molta più attività da parte di chi ne fruisce, quindi finché non vivremo giornate di 48 ore o non dovremo più lavorare saremo costretti a giocare poco e a considerarla un’arte minore… Molto più facile un fumetto o un cinema

Stefano Mizzella. @Mucio perdonami ma non capisco la tua precisazione: perché mai dovremmo “emarginare” una forma artistica basandoci sull’impegno della fruizione? Sai quanto ci si mette a leggere L’uomo senza qualità di Musil rispetto a leggere un fumetto? Quindi la letteratura è da scartare? 😀

michele ficara. ma chi decide cosa è arte? e cosa è minore?

Maurizio Goetz. il relativismo dell’arte 😉

Stefano Mizzella. @Michele: è semplice, cos’è arte viene stabilito dalla comunità degli artisti, era così con l’arte classica ed è così con l’arte contemporanea

Maurizio Goetz. solo che oggi che cos’è arte lo co-stabiliscono i fruitori

La Rejna. @Stefano (aggiungerei anche anche da curatori e critici 🙂

Nicola Mattina. secondo l’Amadasi l’arte è icona.

Andrea Martines. @stefano: se l’impegno della fruizione non ne pregiudica l’importanza, l’arte del XXII sec. potrebbe essere fare gli anelli di fumo su saturno! Sai che l’arte del giurassico era graffitare il retro delle zanne di dinosauro vivo? 🙂

Maurizio Goetz. esistono due concetti di arte. Nella concezione occidentale arte ovvero ars ha la stessa radice di artificiale ovvero un percorso per cercare di ricreare la realtà, prima fisica e poi anche sul piano astratto, nel mondo orientale, nell’antico aramaico arte si dice amanut che ha la stessa desinenza di emuna fede, l’arte ebraica, quella araba e quella asiatica partono da un’introspezione dell’anima. Mi scuso per la semplificazione, ma in 160 caratteri non posso fare di meglio

Stefano Mizzella. @Andrea mi sembra un po’ forzato! 😀 L’arte, come qualsiasi altro linguaggio, è parte di uno spirito del tempo (Zeitgeist) e lo spirito del tempo in cui una precisa forma d’arte si colloca ne modella forma, contenuto e fruizione, tutto qui.

Andrea Martines. @maurizio: stai platonizzando troppo il significato di ars, che era invece in origine legato all’abilità, artigiano e non artista (e così rimane fino a Kant, o almeno a Baumgarten)

Maurizio Goetz. si ma mi è congeniale per la dicotomia arte nella cultura occidentale e in quella orientale. Dall’arte moderna poi il concetto di abilità si è perso tornando ad una dimensione concettuale

Mucio. @Stefano Mizzella a me sembra che un videogioco spesso richieda un impegno mentale superiore a leggere un libro, per questo spesso devo privarmene o rinunciarci perché non ho tempo. Posso leggere anche una pagina o venti righe di Musil in metro, non posso giocare però venti secondi a GTA, non ha molto senso

Stefano Mizzella. @Mucio: ok, però tempo a disposizione e impegno mentale non sono la stessa cosa: se continuiamo a dire che un fumetto lo posso leggere anche sulla tazza del cesso (cosa peraltro vera) di certo non contribuiamo a legittima questo linguaggio. Pensa che il mio professore di cinema ripeteva sempre che il fumetto andava considerato un “audiovisivo” alla pari del cinema o della tv, proprio per il fatto che la lettura del fumetto implica un processo di immaginazione così elevato da colmare anche gli stimoli sensoriali apparentemente assenti e poi cmq mi rendo conto che generalizzare a questi livelli serve a poco: “un libro” e “un videogioco” (quale libro, quale videogico?) non sono esemplificativi di niente…

Federico Fasce. Non entro nemmeno nel terreno della diatriba “videogioco arte o meno”. Dicevo solo che: a) l’intrattenimento digitale è la forma espressiva di questo secolo e b) in virtù di questo il videogioco, in alcuni casi (per ora secondo me sporadici) è una forma d’arte a tutti gli effetti. Riguardo al tempo di fruizione, è palesemente un falso problema. Non tutti i videogiochi durano sessanta ore, e per coglierne il valore artistico non è determinante giocarli per intero. Ma la pianto qui che il discorso è troppo complesso.

Mucio. credo si possa fare una distinzione, un libro o un fumetto richiede impegno cognitivo maggiore rispetto ad un film, alla tv o al teatro. Ma un videogioco, una chat, una partita di pallone (giocata) richiedono anche un impegno intellettivo. Non so se sono chiaro e i termini usati sono un po’ imprecisi, ma non mi hanno mai fatto scrivere la tesi di laurea che volevo fare 😉

Maurizio Goetz. se fossi una carogna obbligherei la persona che ha fatto l’affermazione a definire il concetto di minore, attendendolo al varco 😉

Stefano Mizzella. @Mucio sorry, non riesco ad essere d’accordo! @Maurizio concordo, ma secondo me è tutta colpa di Nicola Mattina! 😀

Maurizio Goetz. allora obblighiamo Nicola Mattina 😉

Mucio. Tu non credi che un videogioco richieda un impegno più attivo di leggere?

Maurizio Goetz. Che c’entra l’impegno? Questa discussione è impegnativa, ma non è arte 😉

Mucio. Maurizio, sarà un’arte minore visto che non sarà mai mainstream

Stefano Mizzella. @Mucio perdonami, ma è inutile discutere a un livello tale di astrazione: mi concedi che leggere li libro delle barzellette di totti è più leggero che giocare a residence evil? 😀

Federico Fasce. Mucio, quindi un’arte di primo piano (tolto che continuo a non accettare il termine arte minore) deve essere mainstream? Interessante. E dal mio punto di vista non condivisibile (che oltretutto: cosa c’è di più mainstream dei videogame?)

Mucio. guarda che io sto dicendo proprio quello

Maurizio Goetz. se posso cogliere invece la parte che condivido è l’arte come capacità di interpretare il futuro, l’ho già affermato più volte che ritengo gli artisti persone con una sensibilità in grado di cogliere sfumature che altri non sono in grado di vedere

La Rejna. nell’artista io vedo anche la capacità di saper stimolare aspetti del *sensibile* (inteso nel senso più ampio del termine, quindi anche negativamente)

Mucio. Be’ anche l’oreficeria è un’arte, ma non è considerata tra le arti maggiori. Per me il problema del videogioco è che ancora ha bisogno di altre forme espressive per essere sdoganato nei luoghi della cultura alta. Personalmente poi, ho letto fumetti che mi hanno lasciato qualcosa, ma non ho mai trovato videogiochi che mi abbiano lasciato qualcosa più che del divertimento, proprio come dei giochi.
Anzi, se qualcuno pensa che ci siano dei videogiochi capolavori, come un Watchman o un Grande male, scrivesse qualche nome

La Rejna. però Mucio non trovi che l’oreficeria anche ad altissimi livelli sia più assimilabile all’artigianato o al design? 🙂

Mucio. magari alla scultura, vedi Cellini

La Rejna. (uhm, rimango con il mio dubbio 🙂

Mucio. anche il designer ha bisogno di falegnami, così come l’orafo, una volta chi disegnava i gioielli se li faceva nella sua bottega, con attrezzi e apprendisti, come facevano i pittori, ora chi crea gioielli spesso li disegna, poi sono gli artigiani specializzati a realizzarli

La Rejna. infatti il designer a mio avviso non è un artista 🙂

Federico Fasce. Per dire, Braid secondo me è un ottimo esempio di espressione artistica. Se ti dico il perché lo svilisco, è l’esperienza in sé e gli spunti di riflessione che provoca a farmelo dire. Ora Mucio mi dirà che per lui non ha nulla di artistico e ognuno di noi rimarrà sulla sua posizione. Parte del problema è che la visione dell’arte è personale. Parte è da ascrivere al fatto che qua non si può articolare molto.

Mucio. da qui non riesco a vedere nemmeno uno screenshot, che il proxy mi blocca tutto 😐 Comunque una cosa importante per me è che ciò che leggo, guardo, gioco, deve comunicarmi qualcosa. I giochi di molleindustria lo fanno e ne colgo il messaggio, ma sono davvero un’eccezione, nella mia esperienza personale. Un Civilization, un Wipeout o un Patapon non mi sembrano voler comunicare nulla, ma magari sono giochi vecchi e i nuovi lanciano dei messaggi in più, magari qualcuno dal giappone

Federico Fasce. Ma infatti io non ho detto che i videogiochi sono *tutti* arte. Santa pazienza. Sono un mezzo espressivo. Come un pennello e una tela.

Mucio. ma su quello siamo d’accordo tutti 😛

Federico Fasce. Mucio, non per dire, ma è quello che sostengo dal primo commento in avanti, eh.

Patrizia Filippetti. pensiamo a rivalutare alcuni settori importanti come il cinema ed il fumetto ….molto si potrebbe fare anhe coinvolgendo figure appartenenti al web che ne pensate?

Giorgio Jannis. è divertente