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Internet for Peace? No grazie.

La campagna organizzata da Wired per assegnare il premio Nobel per la pace a Internet mi sembra strumentale e poco condivisibile. All’inizio, mi disturbava molto il fatto che fosse promossa con delle immagini in cui il marchio di Wired era così predominante da far pensare che si trattasse di una pubblicità della testata. Adesso è stato fatto un passo indietro, ma l’iniziativa continua a non convincermi.
Il motivo è molto semplice: il premio è sempre stato assegnato a delle persone, singoli o gruppi, ben individuate. Con un nome e un cognome. Ed è corretto che sia così. Deve essere così.

Proporre un premio per tutti quelli che usano la Rete significa diluire all’infinito il senso simbolico del premio e include anche chi la usa la Rete per un motivo contrario alla pace. Penso ai censori dei regimi dittatoriali, ma anche ad aziende occidentali come Yahoo! che – almeno in passato – non si è fatta troppi scrupoli a collaborare con le autorità cinesi pur di mantenere una presenza commerciale in quel Paese.
Se si vuole dare il premio Nobel a chi ha dimostrato di saper lanciare ponti tra culture differenti e di incentivare il dialogo e il reciproco rispetto attraverso la Rete, lo si dia alle comunità di Wikipediani sparse in giro per il mondo.