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Due giorni sull’isola che c’è

Ieri e stamattina, sono stato a Venezia ospite della scuola di formazione politica del partito democratico destinata agli amministratori locali. Si tratta di un progetto che mira a raccogliere, valorizzare e diffondere le buone pratiche maturate a livello territoriale. Nel bene e nel male, è stata complessivamente un’esperienza interessante. Ne faccio un breve resoconto, corredando con qualche link.

Sono arrivato mentre parlava Bersani e spiegava ai giovani amministratori (circa duecento ragazzi con incarichi pubblici al di sotto dei trent’anni) che il partito democratico governa sempre meglio anche a livello locale e che se la Lega vince è solo perché cavalca la paura (mi si perdoni la brutale sintesi, ma il discorso aveva più o meno questo senso). Come inizio non è stato particolarmente incoraggiante: sono cose che ho sentito decine di volte, insieme con le analisi dei voti in base alle quali il partito democratico non perde mai, ma guarda caso finisce regolarmente in minoranza. Ad ogni modo, mi sembra interessante notare che il confronto con la Lega è stato un vero e proprio leit-motiv, mentre al Pdl si è fatto riferimento solo per i brutali tagli ai trasferimenti alle regioni che il governo Berlusconi sta facendo in questi giorni.

Subito dopo c’è stato un panel sulla gestione delle risorse del territorio e ho molto apprezzato per chiarezza di esposizioni e contenuti l’intervento di Gian Mario Spacca, presidente della regione Marche, che ha mostrato due cose: l’attività svolta dalla regione negli ultimi dieci anni per recuperare il disavanzo nella spesa sanitaria; gli effetti dei tagli di dell’attuale manovra sulle attività svolte dalla sua regione, che vanno dall’impossibilità di coprire le spese per il trasporto ferroviario locale alla necessità di tagliare molte spese sociali.

Il pomeriggio è partito con un panel sui modelli di sviluppo territoriali aperto da un intervento di Carlo Trigilia (Università di Firenze) che ha spiegato perché per sviluppo locale si deve intendere innanzitutto un aumento delle capacità dei soggetti locali in termini di competenze individuali e di capitale sociale. La lezione è stata assai interessante anche perché il tema di fondo è comunque quella della crescita sostenibile di una comunità. Gli interventi politici non mi hanno deluso, soprattutto quelli di Catiuscia Marini, presidente della regione Umbria, e Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma. La Marini è riuscita anche a dare una risposta sensata a una mia domanda sugli open data.

Dopo la pausa, i partecipanti i sono riuniti in gruppi di lavoro, per una discussione informale che facesse un po’ il punto su quanto avevano ascoltato fino a quel momento. Non mi ha sorpreso sentire un generale apprezzamento per i contenuti didattici e un altrettanto generale biasimo verso il discorso di Bersani e – soprattutto – verso il dibattito della sera precedente che aveva coinvolto D’Alema e Fioroni. Ho avuto la netta sensazione che gli amministratori locali del partito democratico con cui ho interloquito si sentano lontani anni luce dal partito, in molti casi lo subiscano e abbiano a volte una pessima opinione dei dirigenti sul territorio. Ma, magari, il campione non era rappresentativo.

Stamattina il panel era dedicato alla comunicazione con lunghe spiegazioni sull’importanza degli uffici stampa a cura di Guido Moltedo (quotidiano Europa) e sul fatto che il sito di Venezia sia difficile da usare ma che non c’è alternativa visto che è molto ampio a cura di Enzo Bon (responsabile del sito – sic!). Due interventi di cui si poteva tranquillamente fare a meno, ma perfettamente in linea con l’obsoleta cultura della comunicazione del partito democratico. Interessante, invece, l’intervento di Michele Sorice (Luiss) che ha proposto un’efficace carrellata della comunicazione politica ai tempi di Internet. Pippo Civati, che ha chiuso il panel, mi è apparso invece un po’ scazzato. Ovviamente condivido quasi tutte le cose che ha detto, ma dissento in modo radicale su un atteggiamento che è invece sbagliato. Civati, infatti, ha iniziato dicendo (cito a memoria): «buongiorno, come sapete io sono il coordinato del forum Brancher, perché le altre deleghe le avevano già date e allora a me hanno affidato le nuove culture e i nuovi linguaggi».
A questa battuta io rispondo: per fare innovazione non ci vuole il permesso, anzi l’innovazione si sviluppa innanzitutto alla periferia dei sistemi, dove c’è spazio per il pensiero eretico e non allineato con quello dominante. La periferia dell’organizzazione politica mi sembra oggi l’unico posto dove innovare il partito democratico; personalmente lo considererei un punto di forza e non un punto di debolezza.

Non ho conclusioni da trarre, però la cosa che mi ha fatto più impressione è quanto fosse concreta la sensazione che vi sia uno scollamento tra chi fa politica a livello locale e ha voglia di impegnarsi a favore della propria collettività e chi fa politica a livello nazionale. Ci voglio pensare un po’ su e poi tornerò a scriverne 🙂