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I social media e le cooperative: un matrimonio possibile

Sto seguendo un’intuizione, ossia che ci sia un legame possibile tra cultura digitale, fare impresa online (o, se volete, fare startup) e le cooperative. Ho quindi deciso di approfondire l’argomento e ho iniziato da Come vola il calabrone. Cooperazione, etica e sviluppo di Ivano Barberini. E’ un libro intervista, in cui l’autore recentemente scomparso racconta la sua lunghissima esperienza nella cooperazione.

Condivido qualche appunto sull’abc della cooperazione. Innanzitutto, non sospettavo che il settore fosse così sviluppato con 800 milioni di soci nel mondo (di cui 400 milioni solo nel settore agricolo) e 100 milioni di lavoratori in tutto il pianeta. Nel 2006, in Italia, il sistema della cooperazione ha raggiunto un valore della produzione di 113 miliardi di euro e un livello di occupazione di 1 milione e 56 mila addetti. I soci sono invece ben 11 milioni.

La cooperazione di basa su sette principi basilari. Cito dal libro:

Il primo principio è quello dell’«Adesione libera volontaria», che esclude ogni discriminazione fondata sul sesso, l’origine sociale, la razza, il vassallaggio politico o la religione. Il secondo è «Potere democratico esercitato dai soci», i quali hanno uguali diritti di voto, in virtù della regola «una testa un voto». Il terzo principi è quello della «Partecipazione economica dei soci» che contribuiscono in modo equo al capitale delle loro cooperative e ne hanno il controllo. Poi c’è il principio riguardante «Autonomia e indipendenza»: la conclusione di accordi con altre organizzazioni, ivi compresi i governi, deve sempre preservare il potere democratico dei soci e mantenere l’indipendenza della cooperativa. «Educazione, formazione e informazione» che prevede un impegno a informare e formare i soci, i dirigenti eletti, i funzionari e impiegati della cooperativa perchè possano realmente partecipare e contribuire allo sviluppo della loro società oltre che un impegno a informare l’opinione pubblica sull’attività della cooperativa. Il sesto principio è la «Cooperazione fra cooperative» che punta ad assicurare un miglior servizio ai soci e rafforzare il movimento cooperativo, operando unitariamente insieme a strutture locali, nazionali, regionali e internazionali. Infine, c’è l’«Impegno verso la comunità» in base al quale le cooperative contribuiscono allo sviluppo duraturo della loro comunità nel quadro degli orientamenti approvati dai loro soci.

Almeno in linea teorica, esistono molti punti di contatto tra i principi che regolano la cooperazione e la cultura digitale. Molto più difficile è capire operativamente come questi principi possano essere declinati operativamente, perché l’argomento è piuttosto complicato: esistono forme diverse di cooperative e la normativa è estremamente articolata.

E’ facile immaginare che si possa usare la forma cooperativa per svolgere un’attività imprenditoriale legata ai social media, anche se finora di fatto le coop in quest’area si contano sulle dita di una mano. Uno di questi è FocusCoop, la cooperativa che sta dietro Critical City e altri progetti intelligenti, costruiti in un’ottica di sostenibilità sociale oltre che economica. Iniziative come FocusCoop rientrano (se non ho capito male) nelle cooperative di lavoro, che hanno lo scopo di procurare lavoro alle migliori condizioni possibili ai propri soci-lavoratori.

Più difficile, invece, è immaginare la creazione di cooperative di consumo, ossia quelle che hanno l’obiettivo di acquistare e rivendere beni di qualità a prezzi vantaggiosi ai propri soci-consumatori. La difficoltà non sta tanto nell’immaginare, per esempio, che i tanti servizi di group buy possano avere la forma giuridica di una coop, quando nel capire se le procedure necessarie a far funzionare questo tipo organizzazione possano essere digitalizzate.

Allo stesso modo, l’emergente settore del crowdfunding potrebbe assumere la forma di cooperativa, anche se in questo caso il tema è ancora più delicato perché si andrebbe inevitabilmente a sconfinare nell’area della raccolta di risparmio e del credito.

Credo che l’argomento meriti di essere approfondito: i commenti sono aperti alle vostre riflessioni 🙂