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Nichi Vendola vuole ispirarsi a Comunione e liberazione? No grazie!

Leggo sul Post che Vendola, convocando le sue Fabbriche per un week end di laboratori, si candida a sparigliare i giochi del Pd. Per certi versi la notizia va salutata con favore: chissà che non faccia uscire dal letargo i dirigenti di un partito che sembra ogni giorno più immobile. Poi non dobbiamo dimenticare che Vendola ha riportato una vittoria importante contro D’Alema, che, al riparo della sua Fondazione, tieni troppi fili all’interno del Pd. Ben venga Vendola, se questo significherà far uscire ancora una volta allo scoperto il leader maximo: sconfitta dopo sconfitta, prima o poi qualcuno porrà la questione della legittimità a guidare (direttamente o indirettamente) il partito.

Tuttavia, la candidatura non mi lascia sereno, per via una di una serie di dichiarazioni dello stesso Vendola sul ruolo delle sue Fabbriche. Riporto dall’articolo del Post:

Ci dobbiamo intende su quello che è questo meeting delle Fabbriche: è l’equivalente del meeting di Comunione e liberazione a Rimini, che è stato a destra il più importante incubatore di nuove culture e di nuovi pezzi di classe dirigente. Noi abbiamo perso anche perché da quest’altra parte della barricata ci siamo comportati come amministratori di condominio e non come costruttori di una visione. Abbiamo bisogno di recuperare invece il senso della costruzione collettiva di temi nuovi ed è questo il compito delle Fabbriche.

Il caso vuole che in questi giorni abbia per le mani un libricino di Enrico De Alessandri dal titolo Comunione e liberazione: assalto al potere in Lombardia. Per questa denuncia, l’autore – che è dipendente della Regione – è stato sospeso per un mese dal lavoro (il direttore del personale è un ciellino di ferro, come quasi tutti i dirigenti che contano). Ci sono alcuni essenziali motivi che rendono odioso il paragone di Vendola e riguardano la natura di Cl:

  • Comunione e liberazione è una setta fondamentalista che ha la pretesa di essere «l’avanguardia dei puri, gli annunciatori di un messaggio di riforma che nessun altro gruppo di cattolici è oggi in grado di proporre […] Sicura di possedere la verità, Cl tende a investire di negatività il mondo esterno attraverso un’ossessiva costruzione simbolica del Nemico […] i predicatori televangelici americani esortano a reagire contro il secolarismo e i mali del mondo moderno; i mussulmani radicali o fondamentalisti trapiantatisi in Europa mettono in guardia i loro confratelli a non cedere ai costumi e alla mentalità “corruttrice” della civiltà occidentale […] Infine quando leggiamo i documenti di Comunione e liberazione o gli articoli sprezzanti sul cattolicesimo democratico pubblicato sul Sabato ci accorgiamo che la logica che ispira il movimento ubbidisce al principio della lotta contro un Nemico, che avrebbe corrotto e basi morali e religiose del popolo, simbolo del “buon selvaggio” non ancora del tutto contaminato dalla società secolarista contemporanea».
  • Comunione e liberazione è riuscita a imporre un pensiero unico all’interno delle pubbliche istituzioni della Regione Lombardia: «è fin troppo noto il clima opprimente che si respira nelle pubbliche aziende ospedaliere dove comanda Cl. A cominciare da un grande ospedale come il Niguarda di Milano». In questo ospedale non si fa carriera e non si diventa primari se non si è ciellini. Senza considerare che i ginecologi assunti negli ultimi dieci anni sono tutti obiettori, per cui «le interruzioni di gravidanza pesano sulle spalle di tre soli medici, costretti a rinunciare alle ferie e ai risposi. Mentre le donne si vedono convocare alle sei del mattino, devono aspettare per ore sulle scale perché manca una sala d’attesa, prima di finire su un lettino con la scritta: aborto».
  • Comunione e liberazione è una macchina per affari che attinge a piene mani ai soldi pubblici. L’autore cita a titolo di esempio la Cittadella della formazione di Crema, una struttura privata che comprenderà dalle materne al liceo, cui la Regione Lombardia ha assicurato un finanziamento di 4,5 milioni di euro. Nello stesso periodo, lo stanziamento regionale a favore delle scuole pubbliche di tutta la provincia di Cremona è stato di 400 mila euro. E’ solo uno di innumerevoli esempi che vedono le cooperative della Compagnia delle Opere, fondazioni e aziende riconducibili a Cl accaparrarsi un fiume di soldi pubblici, tanto che nel 2008 Eugenio Scalfari ebbe a scrivere: «un sistema di potere come quello di Formigoni, Cl, Compagnia delle opere, non esiste in alcun punto del Paese, nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere. Negli ospedali, nell’assistenza, bell’università, tutto è diretto da 4-5 persone che hanno anche una specie di cenobio dove ogni tanto si ritirano, sotto voti di castità o qualcosa di simile…»
  • Infine, sostiene l’autore, Cl non ha prodotto nulla di rilevante dal punto di vista culturale, giacché al suo interno «esistono solo i dogmi; il concetto stesso di cultura è assolutamente incompatibile con il patrimonio genetico di questo movimento».

Ma davvero il riferimento culturale che Vendola vuole adottare per le sue Fabbriche è quello di una setta di fondamentalisti, il cui unico obiettivo è occupare posizioni di potere imponendo un pensiero unico alle istituzioni dello Stato? E lui che ruolo dovrebbe svolgere in questo edificante scenario? Don Giussani o Formigoni?