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Chiose alla lettera aperta al Partito democratico

La lettera aperta al Partito democratico inizia ad alimentare un dibattito e tanti consensi: molti l’hanno condivisa su Facebook e Twitter e altri l’hanno arricchita con lunghi, articolati e intelligenti commenti.

Ci sono alcune questioni che meritano di essere sottolineate. La prima la esprime Alberto Cottica che dice: «non si capisce perché indirizzarla ad un partito, quando il tema della trasparenza e della partecipazione allargata alle politiche pubbliche è assolutamente bipartisan e istituzionale». E’ assolutamente vero, il tema è bipartisan tanto è vero che in Gran Bretagna (tanto per citare un esempio) il conservatore Cameron sta proseguendo esattamente nella stessa direzione intrapresa dal laburista Brown con il progetto data.gov.uk. Però, per promuovere e realizzare la trasparenza vi deve essere una precisa volontà politica e quest’ultima si forma innanzitutto in seno ai partiti con i programmi. Io sono un elettore progressista e indirizzo la mia lettera al mio partito, affinché questi concetti divengano suo patrimonio. Sarei molto contento se elettori di altre formazioni politiche prendessero il mio testo, lo modificassero come meglio credono e lo indirizzassero ai politici che sostengono e di cui hanno fiducia.

La seconda questione riguarda i tipi di dati da pubblicare. Alessia Mattina e Giovanni Battista Gallus mettono in evidenza i pericoli di violazione della privacy. Spero di averli tranquillizzati: non è mia intenzione proporre che vengano pubblicati i dati sensibili delle persone. I dati cui mi riferisco io sono quelli che riguardano il funzionamento degli uffici e le materie di cui si occupano. I dati statistici sono molto più interessanti di quelli relativi ai singoli. Purtroppo, la trasparenza soffre molto quando viene trattata in modo demagogico e populista come ha fatto Brunetta, che pare interessato solamente agli stipendi delle persone. Le informazioni utili per i cittadini sono ben altre.

Infine, Elena Zannoni mi tira un po’ le orecchie per via delle critiche che muovo a Bersani e Veltroni: «E poi non mi piace e non mi piacerà mai l’atteggiamento di perenne critica, tutto di sinistra, verso i dirigenti nazionali, senza distinzione.» Elena ha ragione, neanche a me piace la critica tout-court, tanto è vero che al biasimo di Bersani e Veltroni ho dedicato poche battute all’inizio della lettera; rileggendola a distanza di due giorni mi accorgo che, tutto sommato, il testo non soffrirebbe se quel passaggio fosse eliminato, anzi. Quindi, da oggi in poi, mi sforzerò di essere esclusivamente propositivo. Anche perché non vorrei essere confuso con i tanti opinionisti on e offline, blogger o video blogger che rimarrebbero senza argomenti se decidessero di cambiare format passando dal fa-tutto-schifo e si-stava-meglio-quando-c’era-berlinguer a ho-un’idea-alternativa-da-proporre.

Domani inizia Vedrò, il think tank di Enrico Letta (vicesegretario del Pd). Stamperò la lettera aperta in varie copie completa dei commenti e la darò a lui e agli altri esponenti del Partito democratico che parteciperanno. Vi terrò aggiornati 😉