Legacy Blog

Mazzette col segreto di Stato

C’era proprio bisogno di una norma che consentisse ai dirigenti pubblici di alto grado di rendere segrete le procedure per gli appalti pubblici a discrezione e, infatti, il governo si è premurato di approvarne una. Scrive Sergio Rizzo oggi sul Corriere:

Il ricorso alla «segretazione» delle opere e dei contratti pubblici è diventata un’abitudine sempre più frequente. Ci sono ragioni di sicurezza, certamente, che riguardano per esempio gli apparati di polizia, gli 007, alcuni settori militari. Spesso, però, la scusa serve a imboccare scorciatoie immotivate. Qualcuno sa spiegare perché i lavori di ristrutturazione di un palazzetto del Senato che dovrebbe ospitare uffici degli onorevoli, come quello di largo Toniolo, a Roma, debbano essere eseguiti con procedure «segretate»? O perché i cittadini italiani non possano conoscere i particolari del contratto per i vaccini contro l’influenza A che ci sono inutilmente costati oltre 180 milioni di euro, contratto dichiarato «segreto», come ha stigmatizzato la Corte dei conti? La verità è che questa corsia preferenziale consente di evitare le gare ordinarie e aggirare vincoli ambientali e paesaggistici.

Una vera porcata: un invito a sottrarsi a qualsiasi forma di controllo quando si spendono i soldi pubblici e a delinquere senza ritegno assegnando gli appalti pubblici con la massima discrezionalità. In Italia non ce n’è proprio bisogno, anzi bisognerebbe incentivare la trasparenza e favorire la responsabilità nella gestione dei denari del contribuente, visto che la qualità della spesa pubblica nel nostro paese è tra le peggiori d’Europa e la corruzione nella Pubblica amministrazione costa ben 50 miliardi di euro all’anno.

Le nostre tasse sono utilizzate in modo piuttosto inefficiente ed inefficace. A questo proposito, possiamo rifarci al Libro verde sulla spesa pubblica (pdf) realizzato nel 2007 su iniziativa del ministro Padoa Schioppa. Il testo usa diversi indicatori sintetici per comparare l’Italia con i quindici paesi che costituivano l’Unione europea prima dell’ultimo allargamento. Tra questi, il principale è basato su un’analisi degli effetti che le componenti di spesa primaria (sanità, istruzione, ricerca e sviluppo, investimenti pubblici, pensioni, politiche attive del lavoro, sussidi di disoccupazione, altre spese sociali, redditi da lavoro, consumi collettivi) hanno singolarmente sulla crescita economica. Secondo questo indicatore, l’Italia si classifica al penultimo posto prima della Grecia.
Le cose non cambiano molto se si utilizzano altri indicatori, giacché l’Italia si mantiene sempre al di sotto della media comunitaria sia quando si misura l’efficienza che quando si confronta l’efficacia degli interventi. Il rapporto conclude che «vi è una sufficiente evidenza dell’alto grado di rigidità della spesa italiana, della sua inefficienza complessiva in comparazione con altri paesi e del suo livello elevato rispetto ai servizi offerti».

All’inefficienza, occorre aggiungere il costo annuale della corruzione nella pubblica amministrazione che, secondo la Corte dei Conti, in Italia ammonta a circa 50-60 miliardi di euro annui, tanto che nella sua relazione il Procuratore Generale Pasqualucci parla di «tassa immorale e occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini». Una stangata i cui proventi non vengono nemmeno incassati dalla collettività, ma rappresentano un vero e proprio trasferimento dai cittadini onesti a quelli disonesti.

Entrambi i fenomeni possono essere mitigati dall’incremento di trasparenza, come sottolinea lo stesso Libro verde nella sezione che contiene le proposte su come incrementare la qualità della spesa pubblica: «Un quinto, fondamentale ambito di azione è quello della maggiore trasparenza e capacità di rendere conto del proprio operato (accountability) da parte delle pubbliche amministrazioni. Ad una maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse assegnate ai responsabili dell’azione pubblica deve corrispondere una maggiore trasparenza e responsabilità. Ciò non solo risponde a un principio fondamentale di democrazia, ma anche favorisce la buona gestione delle risorse pubbliche. L’esperienza internazionale mostra infatti che, pubblicando e rendendo regolarmente disponibili all’utenza, oltre che agli organi preposti al controllo, dati dettagliati sull’efficienza e precisi indicatori di performance delle amministrazioni, si registrano aumenti molto significativi dell’efficienza ed efficacia operativa e, in buona sostanza, della qualità dei servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche.»

Noi ci vogliamo provare un po’ con Il Quinto Potere, incentivando le pubbliche amministrazioni a pubblicare i propri dati, supportandole nelle attività tecniche, costruendo un motore di ricerca che permetta di accedere a queste informazioni in modo facile.